
Figura 1. Testata del primo numero de "Il Resto ... del Carlino" (20 marzo 1885) disegnata da Giacomo Lolli
Il 20 marzo 1885 usciva a Bologna il primo numero di un nuovo quotidiano, battezzato "Il Resto del Carlino", un nome che ci riporta con leggerezza a tempi passati, in questo caso alla vita quotidiana della Bologna di fine Ottocento. Il titolo riprendeva infatti un'espressione popolare bolognese: "dare il resto del carlino", che significava restituire pan per focaccia, punzecchiare i potenti o dare una lezione a chi si comportava male. Quindi un tono asciutto e al tempo stesso sferzante, diretto.
Non a caso, nell'editoriale inaugurale, i redattori spiegavano l'intento di creare un giornale agile, economico e diretto, pensato «per la gente che ha bisogno o desiderio di conoscere i fatti e le notizie senza fronzoli retorici, senza inutili e diluite divagazioni». Un giornale per il cittadino comune, che ogni mattina si chiedeva «che c'è di nuovo?» magari rivolgendosi al tabaccaio «da cui va a comprare il primo sigaro della giornata». «E tutto questo per Due Centesimi».
E proprio nel prezzo del giornale troviamo una seconda motivazione per il nome scelto dai suoi creatori. Il carlino era una moneta d'argento, del valore di 5 bolognini, in uso nello Stato Pontificio dal XIII secolo fino al 1796. Con l'Unità d'Italia e l'introduzione della nuova moneta, la lira, la moneta da 10 centesimi continuò ad essere chiamata carlino dai bolognesi. Quando si acquistava un sigaro da 8 centesimi pagando con un carlino (10 centesimi), il resto era di 2 centesimi: esattamente il prezzo del nuovo giornale. Così, con il resto del carlino si poteva comprare il quotidiano.

Figura 2. Carlino da 5 bolognini del 1765 (a sinistra, © numismaticaranieri.it); 10 centesimi di lira del 1866 (a destra, © numispedia.it)
La testata del giornale, disegnata da Giacomo Lolli, non a caso raffigurava una signora con un sigaro fumante e una moneta da 2 centesimi, a richiamare visivamente il legame tra il giornale, il tabaccaio e il gesto quotidiano dell'acquisto del sigaro. Questo abbinamento risultava funzionale anche per gli esercenti, che potevano proporre insieme sigaro e giornale.
L'idea del nome non era del tutto nuova: a Firenze era già esistito un giornale chiamato proprio "Il Resto del Sigaro", che ispirò in parte la scelta bolognese. Tuttavia, l'adattamento locale e il gioco di parole con la moneta resero il titolo unico e - ancora oggi - memorabile. Un nome curioso, dunque, ma anche un esempio di come un quotidiano possa radicarsi nella cultura popolare, parlare il linguaggio della gente e dare spessore alle abitudini di tutti i giorni.

Figura 3. Testata del primo numero de "Il Resto al Sigaro" (7 gennaio 1885)